Buoni pasto: tutto quello che bisogna sapere

Buoni pasto

I buoni pasto, che siano cartacei o elettronici, sono tra i più comuni fringe benefit aziendali. Sono un titolo di pagamento predefinito (stabilito dal datore di lavoro) che l’azienda mette a disposizione a favore dei dipendenti i quali li possono utilizzare per sostenere le loro spese alimentari in orario lavorativo o in un secondo momento.

Cosa sono e come funzionano i buoni pasto

Come detto, i buoni pasto possono essere erogati dal datore di lavoro nella busta paga di tutti i dipendenti, che siano a tempo determinato, determinato, part-time…La distribuzione non è obbligatoria se non diversamente stabilito nel CCNL. Possono essere erogati anche quando l’orario di lavoro non prevede la pausa pranzo e spesso sono utilizzati come un incentivo per i lavoratori. Il buono pasto dei dipendenti full time può avere un importo giornaliero che oscilla tra 2 e 10 euro.

I lavoratori con contratto part-time possono usufruire del buono pasto solo a determinate condizioni e queste sono:

  • l’attività lavorativa si svolge in orari che includono il pranzo o la cena
  • la distanza tra abitazione e sede di lavoro non consente al dipendente di ritornare a casa per il pasto

I dipendenti hanno diritto a un buono pasto per ogni giorno effettivamente lavorato.

La normativa sui buoni pasto

La disciplina della pausa pranzo aziendale è regolata dall’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e prevede diverse tipologie e relativi trattamenti fiscali, tra cui i buoni pasto.

Il buono pasto è soggetto ad alcune limitazioni fiscali. Come spiegato dall’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e a seguito dalla nuova Legge di Bilancio 2020, il limite di deducibilità dei buoni pasto è sceso a 4€ per i ticket cartacei (in precedenza era 5,29€) ed è salito ad 8€ per quelli elettronici (in precedenza era 7€).

I ticket sono utilizzabili esclusivamente dal titolare, non sono cedibili né commercializzabili o convertibili in denaro. Inoltre il Decreto MISE 122/2017 ha stabilito che non possono essere usati più di 8 ticket per volta. Tuttavia una recente nota dell’Agenzia delle Entrate ha specificato che la tassazione non deve essere applicata neanche se si usano in numero superiore ad 8.

Grazie ai buoni pasto le aziende possono offrire ai propri dipendenti un reddito annuo destinato all’alimentazione ci circa 880€ (se i buoni sono cartacei) o di 1.760€ (in formato elettronico) totalmente detassato.

I diversi formati

I buoni pasto possono essere utilizzati dai dipendenti per comprare un pasto presso negozi, ristoranti o altri esercizi commerciali. I buoni pasto possono essere sotto diverse forme:

  • cartacei: in questo caso hanno la forma di un classico libretto di assegni. Vengono strappati i biglietti necessari per coprire il totale da pagare e si consegnano al negoziante
  • elettronici: sono sotto forma di una carta prepagata che ogni mese il datore di lavoro ricarica dell’importo spettante. La carta viene utilizzata come se fosse un normale bancomat
  • in busta paga: in alcuni casi le aziende erogano il buono pasto direttamente in busta paga, aggiungendo semplicemente l’importo sullo stipendio
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I vantaggi dei buoni pasto

A beneficiare dei buoni pasto non sono solo i dipendenti, che hanno in questo modo un maggior potere di acquisto, ma anche l’azienda ne trae beneficio grazie a un risparmio fiscale. Inoltre, i buoni pasto cartacei fino a 4€ e fino a 8€ per quelli elettronici, è prevista l’esenzione da oneri fiscali e previdenziali. Il vantaggio è che i buoni pasto non contribuiscono a determinare i contribuiti e dunque non fanno aumentare le trattenute in busta paga.

Grazie all’adozione dei buoni pasto le aziende riescono a ottenere:

  • maggiore flessibilità orario per la pausa pranzo
  • maggiore soddisfazione da parte dei dipendenti che può portare una maggiore produttività
  • meno tasse e quindi più liquidità con la possibilità di detrarre al 100% il costo dei buoni e l’IVA

Dal punto di vista dei lavoratori i vantaggi sono:

  • possibilità di spesa pari al valore nominale del buono pasto, in quanto, come detto, è esente da tassazione per un importo pari a 4€ al giorno se il buono è cartaceo e a 8€ se è elettronico
  • cumulabilità fino a 8 buoni
  • ampia scelta su dove spendere i buoni come ristoranti e supermercati
  • maggiore produttività, infatti, andare a mangiare fuori ufficio permette al dipendente di staccare e di migliorare il rapporto con i colleghi

Dove spendere i buoni

L’articolo 144 del Decreto Legislativo n. 50 del 2016 e il successivo Decreto ministeriale n. 122 del 2017 hanno dato indicazioni sugli esercizi convenzionati.

Il Decreto n. 122 nell’articolo 3 indica che, oltre a bar, ristoranti, mense, gastronomie, rosticcerie, vengono inclusi tutti gli esercizi che possono esercitare la somministrazione di alimenti e bevande, la vendita al dettaglio, sia in sede fissa che su area pubblica, anche dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, la vendita al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui dei prodotti alimentari, la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi.

Questo significa che tra gli esercizi convenzionati per i buoni pasto sono presenti anche mercati, locali che vengono gestiti dai coltivatori diretti, spacci di industrie alimentari, agriturismi e ittiturismi.

Buoni pasto e smart working

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito in un recente appello che anche per i lavoratori in smart working si applica la tassazione agevolata prevista per i buoni pasto sia cartacei che elettronici. In sostanza, anche se le aziende non hanno alcun obbligo di erogare i buoni pasto ai lavoratori che si trovano in smart working, questi hanno comunque il diritto di godere delle stesse agevolazioni fiscali previste per i buoni pasto erogati quando il lavoratore è in presenza.

Buoni pasto e welfare aziendale

Come abbiamo visto le forme principali di buoni pasto sono in formato cartaceo, digitale o direttamente in busta paga, ma c’è anche un’altra possibilità. Infatti, le aziende che hanno adottato un piano di welfare aziendale danno la possibilità ai propri dipendenti di spendere il proprio credito per l’acquisto di cibo. Ad esempio sulla piattaforma Beneficy è possibile spendere il proprio credito di welfare per buoni acquisto nel settore food e beverage (tra cui Eataly, Roadhouse e TheFork) e per le consegne a domicilio (come Deliveroo e Winelivery).

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Matteo Paolini inizia la sua carriera da giornalista durante i primi anni dell’Università degli Studi di Verona. Consegue la Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo e nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti.
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