Welfare aziendale: quali sono i vantaggi per imprese e dipendenti

Dipendenti

Prima di parlare dei benefici per i dipendenti in materia di welfare aziendale, è il caso di partire dal che cos’è e cosa riguarda. Dare una definizione univoca di welfare aziendale non è semplice, anche perché non ne esiste una nell’ordinamento. È però possibile identificare il welfare come l’insieme di iniziative, beni e servizi che l’azienda può mettere a disposizione dei propri dipendenti. Lo scopo è aumentare il loro benessere e quello della loro famiglia grazie a modalità “alternative” alla retribuzione, che possono consistere sia in somme rimborsate, sia nella fornitura diretta di servizi, o in un mix delle due soluzioni defiscalizzati.

I vantaggi per le imprese

Le imprese, siano esse startup, piccole o grandi aziende, ricevono dai propri dipendenti: un aumento di produttività e engagement e, grazie alla maggiore soddisfazione e benessere dei lavoratori, la possibilità di attrarre nuovi talenti per la propria azienda. Nel dettaglio, chi ha introdotto le logiche di welfare aziendale ha potuto riscontrare:

  • minore conflittualità dei dipendenti
  • miglior clima aziendale
  • maggior produttività
  • riduzione dell’assenteismo

Per le startup il tema dell’attrazione dei talenti è forse la motivazione principale che dovrebbe spingere questa tipologia di imprese ad implementare un piano di welfare. Nelle grandi aziende, con più di 500 dipendenti, è senza dubbio il miglioramento del clima aziendale e della produttività il beneficio più tangibile che ha spinto più del 50% delle grandi imprese italiane ad adottare politiche di welfare aziendale a favore dei propri dipendenti.

E’ bene ricordare che se il piano di welfare aziendale è definito in un regolamento predisposto dal datore di lavoro, allora gli importi erogati ai dipendenti non sono soggetti a contribuzione previdenziale e sono interamente deducibili dal reddito di impresa, con un risparmio per il datore di lavoro pari a circa il 40% rispetto alle erogazioni di denaro in busta paga.

I vantaggi per i dipendenti

Fatta la breve panoramica per inquadrare che cosa si intende per welfare aziendale, illustrando anche i benefici per i datori di lavoro, possiamo passare a quelli per i dipendenti. Va detto che, l’elenco del paragrafo precedente, ricade anche sui dipendenti. Infatti, chi non vorrebbe trovarsi in un bell’ambiente di lavoro privo di conflitti? 

Venendo al concreto, il principale vantaggio del welfare aziendale risiede nel fatto che, il valore dei beni e servizi ricevuti nell’ambito del piano offerto dal datore di lavoro, non viene calcolato come reddito. Questo vuol dire che è completamente detassato e che quindi non si cumula con l’imponibile Irpef, né con il reddito su cui vengono calcolati i contributi previdenziali.

Per chiarire meglio il concetto, può essere utile fare un esempio. Se un dipendente ricevesse un aumento di 2 mila euro lordi all’anno, circa 800 euro andrebbero solo in pagamenti di imposte e contributi. L’aumento netto sarebbe quindi intorno ai 1.200 euro.

Se invece tale aumento fosse sotto forma di credito da spendere nell’ambito di un piano di welfare aziendale, i 2 mila euro di aumento sarebbero netti per il dipendente, in quanto non verrebbe applicata nessuna trattenuta.

I benefit a disposizione dei lavoratori

All’interno di un piano di welfare aziendale possono rientrare diversi beni e servizi. Questi possono spaziare dalla formazione ai viaggi, dai servizi di assistenza ai buoni acquisto. Facciamo alcuni esempi:

  • formazione: in questo caso possiamo trovare corsi di formazione professionale e personale del dipendente
  • tempo libero: viaggi, massaggi, ingressi alle terme o in palestre, sono solo alcuni dei benefit di questa categoria
  • servizi di assistenza: oltre ai servizi rivolti ai dipendenti, come assicurazioni sanitarie e visite specialistiche, rientrano anche i servizi socio-assistenziali per le cure di un familiare non autosufficiente
  • buoni acquisto: gift card per la spesa, per l’acquisto di carburante o per lo shopping

Matteo Paolini inizia la sua carriera da giornalista durante i primi anni dell’Università degli Studi di Verona. Consegue la Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo e nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti.
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