Categorie omogenee?

Uno dei privilegi che il welfare permette è quello di rendere i valori riconosciuti non imponibili ai fini fiscali; tale agevolazione però richiede alcuni requisiti, tra i quali essenziale è la loro assegnazione alla generalità della popolazione aziendale o a categorie omogenee di dipendenti.

Le prestazioni previste dalle lettere f), f-bis), f-ter) e f-quater) del co. 2 dell’art. 51 del TUIR hanno in comune che la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente è subordinata alla condizione che i benefit siano offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti (circ. n. 28/E/2016).

Ma cosa significa generalità o categorie di dipendenti? In primis occorre chiarire che in questo concetto è ricompresa la messa a disposizione dei benefit nei confronti di un gruppo omogeneo di dipendenti, a prescindere dalla circostanza che in concreto soltanto alcuni di essi ne usufruiscano (C.M. 326/E/97). 

La definizione delle categorie omogenee può avvenire in base a diversi parametri e condizioni, obiettivo comunque dovrebbe essere quello di andare ad agevolare le categorie che più hanno bisogno di questi servizi per raggiungere il risultato ottimale.

Alcuni esempi di categorie omogenee possono essere:

  • dipendenti con la stessa categoria (impiegati, operai, quadri, dirigenti)
  • dipendenti con figli
  • dipendenti con a carico persone che necessita di assistenza
  • dipendenti con lo stesso livello contrattuale (3 livello, 4 livello, ecc.)
  • dipendenti aventi un determinato livello di reddito
  • dipendenti che non hanno superminimo
  • dipendenti che decidono di convertire il premio di risultato
  • dipendenti che ricomprendano una serie di caratteristiche che combinate tra loro li rendano soggetti a rischi di disoccupazione

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